Come ogni anno le festività del primo maggio sono state un appuntamento a cui l’Italia, da Nord a Sud, ha risposto con numerosi eventi e manifestazioni nelle strade e nelle piazze italiane. Il tema del lavoro è senza dubbio un argomento di spessore ed attualità per la nostra penisola, un argomento per il quale la discussione politica è sempre stata viva ciclicamente polemica tra le parti in causa.
Senza dubbio ciò che riesce ad unire le fazioni politiche e a soffocare i campanilismi è la voglia di creare, dove ancora manca, la sicurezza sui luoghi di lavoro, troppo spesso scenari di incidenti gravi e di incidenti mortali, ribattezzati quasi romanticamente “morti bianche”.
La classe politica, proprio durante la festa del lavoro, si è pronunciata ancora una volta su questa tematica delicata che proprio in questi giorni è tornata sulle pagine di cronaca dei giornali per vai incidenti avvenuti in diverse zone d’Italia.
Così si è espresso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Non bastano le denunce ma, la sicurezza deve diventare oggetto di un costante impegno. Sono necessarie condizioni di lavoro più umane, più civili. Si devono rispettare i bisogni e la dignità di tutti”, ha detto il capo dello Stato che ha poi consegnato anche delle speciali onorificenze ai familiari di alcune vittime di incidenti sul lavoro. La considerazione del presidente del Consiglio, Romano Prodi, è stata apportata per sottolineare come la legislazione corretta sia una condizione necessaria ma non sufficiente, ribadendo la necessità di maggiori controlli e maggiori ispezioni.
Alla manifestazione nazionale di Torino, in presenza dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, del presidente della Camera, Fausto Bertinotti e del segretario dei Ds (ormai sciolti), Piero Fassino, i temi non sono stati diversi:Su tutti Epifani ha chiesto che si usi, contro chi non fa nulla per evitare le morti bianche, il metodo della “tolleranza zero”. Sulla stessa linea Raffaele Bonanni della Cisl e Luigi Angeletti della Uil che rivolgendosi in maniera diretta al Governo hanno ricordato come “il tempo di chiedere sacrifici ai lavoratori è terminato”.
Dati alla mano risulta chiara la situazione dei lavoratori italiani, protagonisti di statistiche quanto mai allarmanti.
Più di tre morti al giorno nel 2006, per un totale che sfiora le 2000 unità. Sempre lo scorso anno vi sarebbero stati 1.115 morti nel settore dell’industria e dei servizi, 114 nell’agricoltura e 11 nel settore dei dipendenti statali. Nel solo comparto edile, compreso nel settore industriale, vi sono stati 280 morti. Se prendiamo in considerazione le donne i dati non si discostano da questa tendenza: 88 morti nel 2005 e 103 nel 2006 accanto alle 1177 morti di sesso maschile.
Crescono anche gli incidenti tra extracomunitari: tra il 2002 ed il 2006 si registra un +14.2% di morti.
A risoluzione di questa situazione, i vari governi che si succedono nel tempo, cercano di incrementare la sorveglianza e i controlli sui luoghi di lavoro. Ma è davvero questa la soluzione?
In alcuni casi gli ispettori servono a ben poco.
E’ giusto realizzare un piano di intervento di respiro decisamente più ampio e mirato per curare un sistema che a volte risulta molto subdolo. Si assiste spesso alla situazione di grosse aziende che danno in appalto i lavori più rischiosi alle imprese che, a loro volta, devono fare i conti con una concorrenza spietata. Questa concorrenza è a volte tristemente fronteggiata con l’offerta di manodopera a basso costo, possibile grazie ai tagli sulle spese per la sicurezza oppure con l’assunzione di operai non specializzati, spesso giovani inesperti mandati allo sbaraglio. Lavoratori troppo precari e con troppo poche certezze per essere spinti alla denuncia delle “falle sulla sicurezza”.
Ed il grado di informazione e formazione dei lavoratori non giova certamente all’ambiente.
Non tutti sanno che la competenza per i controlli in materia di sicurezza sul lavoro è demandata alle ASL.
Legge 833/1978 - Art. 21(Organizzazione dei servizi di prevenzione). - In relazione agli standards fissati in sede nazionale, all’unità sanitaria locale sono attribuiti, con decorrenza 1° gennaio 1980, i compiti attualmente svolti dall’Ispettorato del lavoro in materia di prevenzione, di igiene e di controllo sullo stato di salute dei lavoratori, in applicazione di quanto disposto dall’art. 27, D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616.
Tale impostazione è stata confermata dal Legislatore con il Dlgs 626/94:
DLgs 626/94 – Art. 23 - VigilanzaLa vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro è svolta dalla unità sanitaria locale e, per quanto di specifica competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché, per il settore minerario, dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato.
Esistono presso ciascuna ASL i Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPRESAL) dove operano ispettori con qualifica di Ufficiali di Polizia Giudiziaria (Tecnici della Prevenzione) la cui professione è ora anche prevista da un corso specifico di laurea attivato nelle facoltà di Medicina delle Università. Il ministero del lavoro si occupa dei controlli sul lavoro nero e solo dal 1997 ha una competenza limitata ai cantieri sulla sicurezza e sempre in subordine alla ASL. Così come il nucleo Carabinieri. Si evince da questo quadro come un aumento di ispettori non potrebbe creare quel salto di qualità nel campo della sicurezza di cui il paese necessita. Partendo da una informazione più corretta e più efficace, sarebbe quantomeno opportuno potenziare e migliorare il sistema si ispettorato delle ASL competenti, potenziando ed incentivando gli organici, ristrutturando i Servizi di Prevenzione e Sicurezza delle ASL che lottano troppo spesso contro una mancanza grave di fondi
martedì 10 luglio 2007
L'eredità del Primo Maggio
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