Le catacombe di Parigi sono senz'altro il luogo adatto per un rave scatenato e bizzarro. Violare quel luogo di morte dà alla festa un sapore ancora più proibito. Peccato che il divertimento duri poco: la retata della polizia causa una fuga in massa. Una giovane turista americana fugge dal parapiglia ma si perde nel labirinto di cunicoli e gallerie. La ragazza si ritrova a vagare nel buio, tra tombe scoperchiate, cripte sotterranee e pareti ricoperte di ossa e scheletri. Ma c'è qualcun altro con lei. È vivo. E molto pericoloso.
Questa l’ultima fatica (??!!) di Tomm Coker e David Elliot. Un horror che horror non è, un film d’azione, una commediola claustrofobica tipica del cinema italiano di mezza estate.
Difficile capire l’obiettivo del regista che naviga continuamente tra generi diversi di film, creando un ibrido senza pretese.
Interessante la fotografia in alcuni momenti che ripercorre le orme dei primi cineasti russi del 1920, riportando ovviamente l’oggetto su una tecnologia migliore.
Consigliato solo agli amanti del genere.
martedì 10 luglio 2007
Escrivà e L'Opus Dei. Storia di una setta cristiana.
La prelatura della Santa Croce e Opus Dei (letteralmente, "Opera di Dio") fu fondata nel 1928 da Josemaría Escrivá (1902-1975), sacerdote spagnolo canonizzato da Papa Giovanni Paolo II nel 2002. A seguito del Concilio Vaticano II l'istituto della prelatura personale entrò nell'ordinamento canonico e tale status è stato acquisito dall'Opus Dei nel 1982. Oggi l'Opus Dei è l'unica prelatura personale della Chiesa cattolica.
Secondo le parole del suo fondatore, la sua principale finalità è diffondere ovunque una "viva consapevolezza della chiamata universale alla santità e all'apostolato nella vita quotidiana, in particolar modo nell'esercizio del lavoro professionale e su una pratica di vita ispirata da un costante spirito di mortificazione".
Oggi l'Opus Dei conta 85.000 fedeli, uomini e donne, guidati da un prelato eletto da un Congresso generale elettivo e successivamente confermato dal Papa (dal 1994 è monsignore Javier Echevarría, succeduto a mons. Álvaro del Portillo, morto in quell'anno, e primo successore del fondatore).
Secondo il Codice di Diritto Canonico del 1983, le Prelature personali sono composte da presbiteri, diaconi e da laici.
Le finalità dell'Opus Dei sono orientate verso una crescita umana dei suoi adepti, professionale, spirituale e dottrinale.
I membri dell'Opera, i numerari, praticano periodicamente la mortificazione corporale: vengono utilizzate cinghie di metallo con punte acuminate sulla coscia per due ore al giorno (il cilicio) ed una frusta chiamata "disciplina" da utilizzarsi il sabato sul sedere o sulla schiena.. Solo alle numerarie donne è chiesto di dormire su una tavola di legno con sopra una coperta di lana piegata in due.
Un contratto verbale stipulato tra l'Opus Dei ed il fedele che intende aderirvi stabilisce i reciproci impegni in relazione agli ambiti formativi propri della Prelatura. Al contratto verbale può anche seguirne uno scritto relativo ai lasciti testamentari. Tale aspetto è stato sovente messo criticamente in relazione con una certa predilezione dell'Opus per il reclutamento di persone nelle classi benestanti.
Ma cos'è realmente l'Opus Dei? E soprattutto perché si tende a tenere in tutta segretezza questa branca della Chiesa cristiana?
Vista dal di fuori l'Opera non è niente di meno che una setta. Le sue spregiudicate, insistenti e mirate tecniche di proselitimo vengono impiegate in ambiti della vita dei più giovani da parte di tutor, insegnanti.
E' una delle forme più fanatiche della visione cattolica conservatrice, ostile ad ogni forma di novità e cambiamento. Nessun numerario può avere contatti reali col mondo esterno. A pochissimi è consentito di leggere qualunque tipo di giornale che non sia quello autoprodotto dall'Opera stessa (che si occupa di soli fatti riguardanti l'Opera), i contatti con la famiglia di origine sono ridottissimi (tanto che spesso non si hanno notizie dei propri genitori per anni), e molti numerari e numerarie vengono cacciati dall'Opus Dei in seguito alle difusissime malattie mentali che colpiscono gli iscritti a questo istituto.
L'unica famiglia è l'Opera (che come tale non si comporta, ma tende piuttosto alla distruzione individuale e psicologica dell'individuo), e la missione della vita è Dio (e anche questo non è vero. Di fatto l'Opera tende a venerare il Padre, ovvero Escrivà, anteponendolo di fatto, troppo spesso, a Dio. Escrivà è l'uomo illuminato da Dio, una sorta di nuovo Messia. Fintanto che era in vita "Il Padre" non poteva essere contraddetto in alcun modo, era una persona incline alla violenza linguistica e all'irrascibilità verso i suoi adepti poco rispettosi e poco inclini allo spirito di Unità che doveva caratterizzare tutta l'Opus Dei a livello mondiale).
Nel 1997 il Parlamento belga ha sollecitato un rapporto sulle sette: l'Opus Dei è rientrata nell'elenco dei gruppi che la Commissione parlamentare d'inchiesta ritiene pericolosi per l'azione di reclutamento effettuata nei confronti degli adolescenti e per gli episodi di manipolazione psicologica segnalati da molte famiglie belghe.
Chiunque entra a far parte dell'Opera, deve sottostare a regole rigidissime, tra le quali il voto di completa povertà. Tutto ciò che è in possesso del numerario o della numeraria passa all'Opus Dei. Nessun iscritto riceverà mai nulla, né potrà mai disporre di una somma, seppur minima di denaro.
E' noto che l'Opus Dei intrattenga relazioni economiche di ampio raggio, essendo detentrice di un vastissimo patrimonio immobiliare e finanziario. Tale patrimonio proviene essenzialmente dalle donazioni, dai lasciti testamentari (numerosissimi tra gli adepti, quasi sempre di classi molto agiate), dal reddito dei numerari e degli aggregati. Inoltre, molte sono le operazioni che hanno permesso all'Opus Dei, attraverso società distaccate ed holding, di svolgere un ruolo come potente attore economico sul mercato finanziario e bancario.
L'organizzazione opera una sorta di sfruttamento sessista della donna, denunciando il fatto che le donne dell'Opus Dei sono relegate ai lavori domestici come la cucina e la pulizia, mansioni che effettivamente nell'Opus Dei sono svolte esclusivamente dalle donne (le cosiddette numerarie ausiliarie).
Vari sono i passi dell'opera prima di Escrivà detta "Cammino" che fanno intravedere i segni del fanatismo e della follia della visione cristiana del "Padre". Un passo molto citato dai critici, è il seguente: "Se volete darvi a Dio nel mondo, prima ancora che sapienti - le donne non è necessario che siano sapienti, basta che siano sagge - dovete essere spirituali, molto uniti al Signore per mezzo dell'orazione. Dovete portare un manto invisibile che copra ciascuno dei vostri sensi e delle vostre facoltà: pregare, pregare, pregare; espiare, espiare, espiare". Altro "motto" del "Padre" che era solerte impartire ai propri figli (numerari) era: "Essere esteriormente come tutti, interiormente come tutti dovrebbero essere" per specificare la condotta di vita degli iscritti.
Nonostante l'abolizione dell'Indice dei libri proibiti, avvenuta nel 1966 sotto Papa Paolo VI dopo il Concilio Vaticano II, l'Opus Dei decise di mantenerlo, sotto forma di guida bibliografica, e di aggiornarlo. Per ogni opera viene attribuito un giudizio che va da 1, per i testi che possono essere letti con profitto spirituale, a 6, punteggio che connota la forte "pericolosità" di libri che sono giudicati conflittuali verso l'insegnamento impartito dall'Opus Dei e che possono essere consultati solo con l'esplicito consenso della Prelatura, vale a dire il vertice dell'organizzazione. Tra i libri ritenuti assolutamente da evitare, salvo autorizzazione del Prelato, si annoverano, a titolo di esempio, molti testi fondamentali del marxismo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, Il Decamerone di Boccaccio, quasi tutte le opere di Voltaire e di altri illuministi, oltre a molti riconosciuti capolavori della letteratura italiana e straniera. Persino alcune opere di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, riportano una valutazione 3 o 4, e pertanto sarebbe necessario consultare i Direttori per leggerle.
Inutile dire che di fatto i numerari sono impossibilitati a leggere dei libri "impuri". Anche la visione dei film necessita di esplicita autorizzazione da parte dei superiori.
Qualunque opera che tenda a portare alla luce i segreti e lo spirito decisamente "poco cristiano" dell'Opera, tende ad essere censurato e messo fuori mercato. Il caso più famoso ed eclatante è costituito dal libro ormai introvabile: Oltre la soglia: una vita nell'Opus Dei, Maria del Carmen Tapia Baldini & Castoldi (Milano, 1996).
Secondo le parole del suo fondatore, la sua principale finalità è diffondere ovunque una "viva consapevolezza della chiamata universale alla santità e all'apostolato nella vita quotidiana, in particolar modo nell'esercizio del lavoro professionale e su una pratica di vita ispirata da un costante spirito di mortificazione".
Oggi l'Opus Dei conta 85.000 fedeli, uomini e donne, guidati da un prelato eletto da un Congresso generale elettivo e successivamente confermato dal Papa (dal 1994 è monsignore Javier Echevarría, succeduto a mons. Álvaro del Portillo, morto in quell'anno, e primo successore del fondatore).
Secondo il Codice di Diritto Canonico del 1983, le Prelature personali sono composte da presbiteri, diaconi e da laici.
Le finalità dell'Opus Dei sono orientate verso una crescita umana dei suoi adepti, professionale, spirituale e dottrinale.
I membri dell'Opera, i numerari, praticano periodicamente la mortificazione corporale: vengono utilizzate cinghie di metallo con punte acuminate sulla coscia per due ore al giorno (il cilicio) ed una frusta chiamata "disciplina" da utilizzarsi il sabato sul sedere o sulla schiena.. Solo alle numerarie donne è chiesto di dormire su una tavola di legno con sopra una coperta di lana piegata in due.
Un contratto verbale stipulato tra l'Opus Dei ed il fedele che intende aderirvi stabilisce i reciproci impegni in relazione agli ambiti formativi propri della Prelatura. Al contratto verbale può anche seguirne uno scritto relativo ai lasciti testamentari. Tale aspetto è stato sovente messo criticamente in relazione con una certa predilezione dell'Opus per il reclutamento di persone nelle classi benestanti.
Ma cos'è realmente l'Opus Dei? E soprattutto perché si tende a tenere in tutta segretezza questa branca della Chiesa cristiana?
Vista dal di fuori l'Opera non è niente di meno che una setta. Le sue spregiudicate, insistenti e mirate tecniche di proselitimo vengono impiegate in ambiti della vita dei più giovani da parte di tutor, insegnanti.
E' una delle forme più fanatiche della visione cattolica conservatrice, ostile ad ogni forma di novità e cambiamento. Nessun numerario può avere contatti reali col mondo esterno. A pochissimi è consentito di leggere qualunque tipo di giornale che non sia quello autoprodotto dall'Opera stessa (che si occupa di soli fatti riguardanti l'Opera), i contatti con la famiglia di origine sono ridottissimi (tanto che spesso non si hanno notizie dei propri genitori per anni), e molti numerari e numerarie vengono cacciati dall'Opus Dei in seguito alle difusissime malattie mentali che colpiscono gli iscritti a questo istituto.
L'unica famiglia è l'Opera (che come tale non si comporta, ma tende piuttosto alla distruzione individuale e psicologica dell'individuo), e la missione della vita è Dio (e anche questo non è vero. Di fatto l'Opera tende a venerare il Padre, ovvero Escrivà, anteponendolo di fatto, troppo spesso, a Dio. Escrivà è l'uomo illuminato da Dio, una sorta di nuovo Messia. Fintanto che era in vita "Il Padre" non poteva essere contraddetto in alcun modo, era una persona incline alla violenza linguistica e all'irrascibilità verso i suoi adepti poco rispettosi e poco inclini allo spirito di Unità che doveva caratterizzare tutta l'Opus Dei a livello mondiale).
Nel 1997 il Parlamento belga ha sollecitato un rapporto sulle sette: l'Opus Dei è rientrata nell'elenco dei gruppi che la Commissione parlamentare d'inchiesta ritiene pericolosi per l'azione di reclutamento effettuata nei confronti degli adolescenti e per gli episodi di manipolazione psicologica segnalati da molte famiglie belghe.
Chiunque entra a far parte dell'Opera, deve sottostare a regole rigidissime, tra le quali il voto di completa povertà. Tutto ciò che è in possesso del numerario o della numeraria passa all'Opus Dei. Nessun iscritto riceverà mai nulla, né potrà mai disporre di una somma, seppur minima di denaro.
E' noto che l'Opus Dei intrattenga relazioni economiche di ampio raggio, essendo detentrice di un vastissimo patrimonio immobiliare e finanziario. Tale patrimonio proviene essenzialmente dalle donazioni, dai lasciti testamentari (numerosissimi tra gli adepti, quasi sempre di classi molto agiate), dal reddito dei numerari e degli aggregati. Inoltre, molte sono le operazioni che hanno permesso all'Opus Dei, attraverso società distaccate ed holding, di svolgere un ruolo come potente attore economico sul mercato finanziario e bancario.
L'organizzazione opera una sorta di sfruttamento sessista della donna, denunciando il fatto che le donne dell'Opus Dei sono relegate ai lavori domestici come la cucina e la pulizia, mansioni che effettivamente nell'Opus Dei sono svolte esclusivamente dalle donne (le cosiddette numerarie ausiliarie).
Vari sono i passi dell'opera prima di Escrivà detta "Cammino" che fanno intravedere i segni del fanatismo e della follia della visione cristiana del "Padre". Un passo molto citato dai critici, è il seguente: "Se volete darvi a Dio nel mondo, prima ancora che sapienti - le donne non è necessario che siano sapienti, basta che siano sagge - dovete essere spirituali, molto uniti al Signore per mezzo dell'orazione. Dovete portare un manto invisibile che copra ciascuno dei vostri sensi e delle vostre facoltà: pregare, pregare, pregare; espiare, espiare, espiare". Altro "motto" del "Padre" che era solerte impartire ai propri figli (numerari) era: "Essere esteriormente come tutti, interiormente come tutti dovrebbero essere" per specificare la condotta di vita degli iscritti.
Nonostante l'abolizione dell'Indice dei libri proibiti, avvenuta nel 1966 sotto Papa Paolo VI dopo il Concilio Vaticano II, l'Opus Dei decise di mantenerlo, sotto forma di guida bibliografica, e di aggiornarlo. Per ogni opera viene attribuito un giudizio che va da 1, per i testi che possono essere letti con profitto spirituale, a 6, punteggio che connota la forte "pericolosità" di libri che sono giudicati conflittuali verso l'insegnamento impartito dall'Opus Dei e che possono essere consultati solo con l'esplicito consenso della Prelatura, vale a dire il vertice dell'organizzazione. Tra i libri ritenuti assolutamente da evitare, salvo autorizzazione del Prelato, si annoverano, a titolo di esempio, molti testi fondamentali del marxismo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, Il Decamerone di Boccaccio, quasi tutte le opere di Voltaire e di altri illuministi, oltre a molti riconosciuti capolavori della letteratura italiana e straniera. Persino alcune opere di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, riportano una valutazione 3 o 4, e pertanto sarebbe necessario consultare i Direttori per leggerle.
Inutile dire che di fatto i numerari sono impossibilitati a leggere dei libri "impuri". Anche la visione dei film necessita di esplicita autorizzazione da parte dei superiori.
Qualunque opera che tenda a portare alla luce i segreti e lo spirito decisamente "poco cristiano" dell'Opera, tende ad essere censurato e messo fuori mercato. Il caso più famoso ed eclatante è costituito dal libro ormai introvabile: Oltre la soglia: una vita nell'Opus Dei, Maria del Carmen Tapia Baldini & Castoldi (Milano, 1996).
I Game Browser. Il caso Space Pioneers.
C’era una volta il computer, la sua grafica 3D, i giochi di ultima generazione. Milioni di forme geometriche “animate” da microprocessori sempre più piccoli e potenti, da schede grafiche sempre più veloci ed avanzate. Giochi in grado di trasportarti nel bel mezzo dello sbarco in Normandia, oppure nei cieli di Pearl Harbor; giochi capaci di portarti nella finale di Coppa del Mondo da protagonista o di farti calare nei panni dell’intramontabile Indiana Jones alla ricerca di qualche artefatto misterioso; il tutto alla ricerca dell’autentico, dell’emozione tangibile, del fotorealismo.
E poi c’erano i browser game, una nuova maniera di intendere il gioco e di approcciarsi ad esso.
Niente più fotorealismo né grafica da urlo. Niente più salvataggi o pause di gioco.
Cosa sono i “browser game”? Giochi da farsi esclusivamente on line, senza però un vero e proprio software da scaricare, ma semplicemente usando il vostro normale internet browser.
E i generi non mancano certo di varietà; possiamo cimentarci in giochi strategici (www.ogame.it, www.Travian.it), gestionali (www.TheCrims.com, v.m 18 anni per i suoi contenuti duri) o di semplici RPG (La leggenda del Drago Verde - http://www.ogsi.it/logd/).
E non potevano mancare le simulazioni di vita reale. Il popolarissimo Mr Movyda (www.mr.movyda.com) sta avendo un enorme successo.
Tra i più in voga e tra i più cliccati, senza dubbio il gioco strategico Space Pioneers (www.spacepioneers.it) dove registrandosi vi sarà possibile accedere ad un impero interstellare.
Scegliete la vostra carriera preferita tra “Mercante” o “Guerriero”; costruite sui vostri pianeti le miniere di Cristallo e Metallo, le risorse fondamentali per qualunque tipo di costruzione; ricordatevi di installare delle centrali di Trizio (una sorta di combustibile futuristico) per non lasciare “a secco” le vostre navicelle; e non dimenticatevi dell’energia per non creare un blocco di tutte le produzioni!.
Ed il gioco è appena iniziato. Costruite navi per depredare i pianeti di altri players; cimentatevi nelle ricerche più complesse per rendervi all’altezza delle vostre missioni. Il tutto con una semplice connessione web, un po’ di pazienza e soprattutto tanta accortezza. Ed è proprio questa a dare quel pizzico di sale in più rispetto a qualsiasi altra esperienza di gioco proposta fin’ora. Ogni distrazione può essere fatale alle vostre risorse o alle vostre navi. Spegnendo il pc il gioco non si ferma ma, anzi, continuerà. Starà a voi mandare in missione di disimpegno (nel gergo dei giocatori “Fleet Save”) per poi farla tornare nel momento in cui ci sarà possibile essere al pc per intraprendere nuove avventure.
Space Pioneers in Italia (dove il gioco è relativamente giovane rispetto ai server offerti in altri paesi europei) offre ai suoi iscritti 2 galassie alle quali potersi iscrivere, più una galassia denominata “Bootcamp”, nella quale poter prendere confidenza con gli strumenti di gioco.
Migliaia di giocatori formano insieme un portale in continua espansione che ruota tutto intorno alla figura di Andrea alias Puzzola (leader, admind e webmaster) e dei suoi collaboratori più stretti, sempre disponibili per consigli e per controllare il normale svolgimento del gioco.
Il forum del portale è una delle risorse a disposizione per entrare in contatto con altri players, per creare alleanze o dichiarare guerre, per conoscere le figure più particolari del gioco.
Non sono rari i raduni e le cene organizzate dagli stessi giocatori per conoscersi e divertirsi.
Unico avvertimento: questi giochini danno spesso problemi di dipendenza... sentirete infatti il bisogno di collegarvi spesso per sapere se il vostro impero è ancora integro, o se il vostro Mr Movyda è ancora vivo!.
E poi c’erano i browser game, una nuova maniera di intendere il gioco e di approcciarsi ad esso.
Niente più fotorealismo né grafica da urlo. Niente più salvataggi o pause di gioco.
Cosa sono i “browser game”? Giochi da farsi esclusivamente on line, senza però un vero e proprio software da scaricare, ma semplicemente usando il vostro normale internet browser.
E i generi non mancano certo di varietà; possiamo cimentarci in giochi strategici (www.ogame.it, www.Travian.it), gestionali (www.TheCrims.com, v.m 18 anni per i suoi contenuti duri) o di semplici RPG (La leggenda del Drago Verde - http://www.ogsi.it/logd/).
E non potevano mancare le simulazioni di vita reale. Il popolarissimo Mr Movyda (www.mr.movyda.com) sta avendo un enorme successo.
Tra i più in voga e tra i più cliccati, senza dubbio il gioco strategico Space Pioneers (www.spacepioneers.it) dove registrandosi vi sarà possibile accedere ad un impero interstellare.
Scegliete la vostra carriera preferita tra “Mercante” o “Guerriero”; costruite sui vostri pianeti le miniere di Cristallo e Metallo, le risorse fondamentali per qualunque tipo di costruzione; ricordatevi di installare delle centrali di Trizio (una sorta di combustibile futuristico) per non lasciare “a secco” le vostre navicelle; e non dimenticatevi dell’energia per non creare un blocco di tutte le produzioni!.
Ed il gioco è appena iniziato. Costruite navi per depredare i pianeti di altri players; cimentatevi nelle ricerche più complesse per rendervi all’altezza delle vostre missioni. Il tutto con una semplice connessione web, un po’ di pazienza e soprattutto tanta accortezza. Ed è proprio questa a dare quel pizzico di sale in più rispetto a qualsiasi altra esperienza di gioco proposta fin’ora. Ogni distrazione può essere fatale alle vostre risorse o alle vostre navi. Spegnendo il pc il gioco non si ferma ma, anzi, continuerà. Starà a voi mandare in missione di disimpegno (nel gergo dei giocatori “Fleet Save”) per poi farla tornare nel momento in cui ci sarà possibile essere al pc per intraprendere nuove avventure.
Space Pioneers in Italia (dove il gioco è relativamente giovane rispetto ai server offerti in altri paesi europei) offre ai suoi iscritti 2 galassie alle quali potersi iscrivere, più una galassia denominata “Bootcamp”, nella quale poter prendere confidenza con gli strumenti di gioco.
Migliaia di giocatori formano insieme un portale in continua espansione che ruota tutto intorno alla figura di Andrea alias Puzzola (leader, admind e webmaster) e dei suoi collaboratori più stretti, sempre disponibili per consigli e per controllare il normale svolgimento del gioco.
Il forum del portale è una delle risorse a disposizione per entrare in contatto con altri players, per creare alleanze o dichiarare guerre, per conoscere le figure più particolari del gioco.
Non sono rari i raduni e le cene organizzate dagli stessi giocatori per conoscersi e divertirsi.
Unico avvertimento: questi giochini danno spesso problemi di dipendenza... sentirete infatti il bisogno di collegarvi spesso per sapere se il vostro impero è ancora integro, o se il vostro Mr Movyda è ancora vivo!.
GLi Harlem GlobeTrotters
Esistono squadre spettacolari in ogni sport, ma niente è paragonabile al basket degli Harlem Globetrotters. Una leggenda che festeggia gli '80 anni con un tour tutto italiano.
Gli "Harlem Globetrotters" (letteralmente i "giramondo di Harlem", un quartiere afro-americano di New York) sono una squadra di basket "spettacolo" che combina un grande atletismo alla comicità per creare uno dei team sportivi più famosi del mondo.
Nati da un'idea di Abe Saperstein nel 1927 negli Stati Uniti, nel corso degli anni hanno giocato in oltre 100 nazioni in tutto il mondo, disputando più di 20.000 partite, un record assoluto per una singola squadra, soprattutto contro avversari senza opportunità di vittoria come i Washington Generals (fino al 1995) ed i New York Nationals (dal 1995 ad oggi).
Incredibile lo spettacolo offerto il 24 maggio al Palalottomatica di Roma.
Come sempre i migliori pezzi di repertorio sono stati offerti da questi "circensi" del basket ai circa 3000 amanti dello sport accorsi per l'evento.
Un evento mal pubblicizzato a cui i romani non hanno risposto come avrebbero dovuto. Poca pubblicità per la città, nessuna notizia dalle televisioni e sulla carta stampata.
Lo spettacolo comunque non ne ha risentito, e il divertimento per i tantissimi bambini è stato continuo e coinvolgente.
Ragazzi chiamati a intervenire sul campo, borsette strappate alle proprietarie, acqua che volava a bagnare i presenti; tutto questo tra un'azione spettacolare e l'altra. Giocate contro ogni legge della fisica.
Passaggi filtranti fatti con qualsiasi parte del corpo alla velocità spaventosa, schiacciate d'elevazione mai viste, canestri da distanza siderale.
Tutto questo sono i Globetrotters capitanati dal numero 32 Paul "Showtime" Gaffney. È il "capo comico". Non smette mai di parlare e di giocare. È famoso per il suo gancio da metà campo con cui fa canestro in tutti i palazzetti del mondo. Impara sempre delle parole nella lingua in cui vanno a fare lo show. Trova sempre il modo per "litigare" con l'arbitro che sta agli sketch e fare scherzi a tutti.
Sperando che le prossime date in giro per l'Italia riescano a richiamare un pubblico degno di tale meraviglia.
Gli "Harlem Globetrotters" (letteralmente i "giramondo di Harlem", un quartiere afro-americano di New York) sono una squadra di basket "spettacolo" che combina un grande atletismo alla comicità per creare uno dei team sportivi più famosi del mondo.
Nati da un'idea di Abe Saperstein nel 1927 negli Stati Uniti, nel corso degli anni hanno giocato in oltre 100 nazioni in tutto il mondo, disputando più di 20.000 partite, un record assoluto per una singola squadra, soprattutto contro avversari senza opportunità di vittoria come i Washington Generals (fino al 1995) ed i New York Nationals (dal 1995 ad oggi).
Incredibile lo spettacolo offerto il 24 maggio al Palalottomatica di Roma.
Come sempre i migliori pezzi di repertorio sono stati offerti da questi "circensi" del basket ai circa 3000 amanti dello sport accorsi per l'evento.
Un evento mal pubblicizzato a cui i romani non hanno risposto come avrebbero dovuto. Poca pubblicità per la città, nessuna notizia dalle televisioni e sulla carta stampata.
Lo spettacolo comunque non ne ha risentito, e il divertimento per i tantissimi bambini è stato continuo e coinvolgente.
Ragazzi chiamati a intervenire sul campo, borsette strappate alle proprietarie, acqua che volava a bagnare i presenti; tutto questo tra un'azione spettacolare e l'altra. Giocate contro ogni legge della fisica.
Passaggi filtranti fatti con qualsiasi parte del corpo alla velocità spaventosa, schiacciate d'elevazione mai viste, canestri da distanza siderale.
Tutto questo sono i Globetrotters capitanati dal numero 32 Paul "Showtime" Gaffney. È il "capo comico". Non smette mai di parlare e di giocare. È famoso per il suo gancio da metà campo con cui fa canestro in tutti i palazzetti del mondo. Impara sempre delle parole nella lingua in cui vanno a fare lo show. Trova sempre il modo per "litigare" con l'arbitro che sta agli sketch e fare scherzi a tutti.
Sperando che le prossime date in giro per l'Italia riescano a richiamare un pubblico degno di tale meraviglia.
L'eredità del Primo Maggio
Come ogni anno le festività del primo maggio sono state un appuntamento a cui l’Italia, da Nord a Sud, ha risposto con numerosi eventi e manifestazioni nelle strade e nelle piazze italiane. Il tema del lavoro è senza dubbio un argomento di spessore ed attualità per la nostra penisola, un argomento per il quale la discussione politica è sempre stata viva ciclicamente polemica tra le parti in causa.
Senza dubbio ciò che riesce ad unire le fazioni politiche e a soffocare i campanilismi è la voglia di creare, dove ancora manca, la sicurezza sui luoghi di lavoro, troppo spesso scenari di incidenti gravi e di incidenti mortali, ribattezzati quasi romanticamente “morti bianche”.
La classe politica, proprio durante la festa del lavoro, si è pronunciata ancora una volta su questa tematica delicata che proprio in questi giorni è tornata sulle pagine di cronaca dei giornali per vai incidenti avvenuti in diverse zone d’Italia.
Così si è espresso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Non bastano le denunce ma, la sicurezza deve diventare oggetto di un costante impegno. Sono necessarie condizioni di lavoro più umane, più civili. Si devono rispettare i bisogni e la dignità di tutti”, ha detto il capo dello Stato che ha poi consegnato anche delle speciali onorificenze ai familiari di alcune vittime di incidenti sul lavoro. La considerazione del presidente del Consiglio, Romano Prodi, è stata apportata per sottolineare come la legislazione corretta sia una condizione necessaria ma non sufficiente, ribadendo la necessità di maggiori controlli e maggiori ispezioni.
Alla manifestazione nazionale di Torino, in presenza dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, del presidente della Camera, Fausto Bertinotti e del segretario dei Ds (ormai sciolti), Piero Fassino, i temi non sono stati diversi:Su tutti Epifani ha chiesto che si usi, contro chi non fa nulla per evitare le morti bianche, il metodo della “tolleranza zero”. Sulla stessa linea Raffaele Bonanni della Cisl e Luigi Angeletti della Uil che rivolgendosi in maniera diretta al Governo hanno ricordato come “il tempo di chiedere sacrifici ai lavoratori è terminato”.
Dati alla mano risulta chiara la situazione dei lavoratori italiani, protagonisti di statistiche quanto mai allarmanti.
Più di tre morti al giorno nel 2006, per un totale che sfiora le 2000 unità. Sempre lo scorso anno vi sarebbero stati 1.115 morti nel settore dell’industria e dei servizi, 114 nell’agricoltura e 11 nel settore dei dipendenti statali. Nel solo comparto edile, compreso nel settore industriale, vi sono stati 280 morti. Se prendiamo in considerazione le donne i dati non si discostano da questa tendenza: 88 morti nel 2005 e 103 nel 2006 accanto alle 1177 morti di sesso maschile.
Crescono anche gli incidenti tra extracomunitari: tra il 2002 ed il 2006 si registra un +14.2% di morti.
A risoluzione di questa situazione, i vari governi che si succedono nel tempo, cercano di incrementare la sorveglianza e i controlli sui luoghi di lavoro. Ma è davvero questa la soluzione?
In alcuni casi gli ispettori servono a ben poco.
E’ giusto realizzare un piano di intervento di respiro decisamente più ampio e mirato per curare un sistema che a volte risulta molto subdolo. Si assiste spesso alla situazione di grosse aziende che danno in appalto i lavori più rischiosi alle imprese che, a loro volta, devono fare i conti con una concorrenza spietata. Questa concorrenza è a volte tristemente fronteggiata con l’offerta di manodopera a basso costo, possibile grazie ai tagli sulle spese per la sicurezza oppure con l’assunzione di operai non specializzati, spesso giovani inesperti mandati allo sbaraglio. Lavoratori troppo precari e con troppo poche certezze per essere spinti alla denuncia delle “falle sulla sicurezza”.
Ed il grado di informazione e formazione dei lavoratori non giova certamente all’ambiente.
Non tutti sanno che la competenza per i controlli in materia di sicurezza sul lavoro è demandata alle ASL.
Legge 833/1978 - Art. 21(Organizzazione dei servizi di prevenzione). - In relazione agli standards fissati in sede nazionale, all’unità sanitaria locale sono attribuiti, con decorrenza 1° gennaio 1980, i compiti attualmente svolti dall’Ispettorato del lavoro in materia di prevenzione, di igiene e di controllo sullo stato di salute dei lavoratori, in applicazione di quanto disposto dall’art. 27, D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616.
Tale impostazione è stata confermata dal Legislatore con il Dlgs 626/94:
DLgs 626/94 – Art. 23 - VigilanzaLa vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro è svolta dalla unità sanitaria locale e, per quanto di specifica competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché, per il settore minerario, dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato.
Esistono presso ciascuna ASL i Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPRESAL) dove operano ispettori con qualifica di Ufficiali di Polizia Giudiziaria (Tecnici della Prevenzione) la cui professione è ora anche prevista da un corso specifico di laurea attivato nelle facoltà di Medicina delle Università. Il ministero del lavoro si occupa dei controlli sul lavoro nero e solo dal 1997 ha una competenza limitata ai cantieri sulla sicurezza e sempre in subordine alla ASL. Così come il nucleo Carabinieri. Si evince da questo quadro come un aumento di ispettori non potrebbe creare quel salto di qualità nel campo della sicurezza di cui il paese necessita. Partendo da una informazione più corretta e più efficace, sarebbe quantomeno opportuno potenziare e migliorare il sistema si ispettorato delle ASL competenti, potenziando ed incentivando gli organici, ristrutturando i Servizi di Prevenzione e Sicurezza delle ASL che lottano troppo spesso contro una mancanza grave di fondi
Senza dubbio ciò che riesce ad unire le fazioni politiche e a soffocare i campanilismi è la voglia di creare, dove ancora manca, la sicurezza sui luoghi di lavoro, troppo spesso scenari di incidenti gravi e di incidenti mortali, ribattezzati quasi romanticamente “morti bianche”.
La classe politica, proprio durante la festa del lavoro, si è pronunciata ancora una volta su questa tematica delicata che proprio in questi giorni è tornata sulle pagine di cronaca dei giornali per vai incidenti avvenuti in diverse zone d’Italia.
Così si è espresso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Non bastano le denunce ma, la sicurezza deve diventare oggetto di un costante impegno. Sono necessarie condizioni di lavoro più umane, più civili. Si devono rispettare i bisogni e la dignità di tutti”, ha detto il capo dello Stato che ha poi consegnato anche delle speciali onorificenze ai familiari di alcune vittime di incidenti sul lavoro. La considerazione del presidente del Consiglio, Romano Prodi, è stata apportata per sottolineare come la legislazione corretta sia una condizione necessaria ma non sufficiente, ribadendo la necessità di maggiori controlli e maggiori ispezioni.
Alla manifestazione nazionale di Torino, in presenza dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, del presidente della Camera, Fausto Bertinotti e del segretario dei Ds (ormai sciolti), Piero Fassino, i temi non sono stati diversi:Su tutti Epifani ha chiesto che si usi, contro chi non fa nulla per evitare le morti bianche, il metodo della “tolleranza zero”. Sulla stessa linea Raffaele Bonanni della Cisl e Luigi Angeletti della Uil che rivolgendosi in maniera diretta al Governo hanno ricordato come “il tempo di chiedere sacrifici ai lavoratori è terminato”.
Dati alla mano risulta chiara la situazione dei lavoratori italiani, protagonisti di statistiche quanto mai allarmanti.
Più di tre morti al giorno nel 2006, per un totale che sfiora le 2000 unità. Sempre lo scorso anno vi sarebbero stati 1.115 morti nel settore dell’industria e dei servizi, 114 nell’agricoltura e 11 nel settore dei dipendenti statali. Nel solo comparto edile, compreso nel settore industriale, vi sono stati 280 morti. Se prendiamo in considerazione le donne i dati non si discostano da questa tendenza: 88 morti nel 2005 e 103 nel 2006 accanto alle 1177 morti di sesso maschile.
Crescono anche gli incidenti tra extracomunitari: tra il 2002 ed il 2006 si registra un +14.2% di morti.
A risoluzione di questa situazione, i vari governi che si succedono nel tempo, cercano di incrementare la sorveglianza e i controlli sui luoghi di lavoro. Ma è davvero questa la soluzione?
In alcuni casi gli ispettori servono a ben poco.
E’ giusto realizzare un piano di intervento di respiro decisamente più ampio e mirato per curare un sistema che a volte risulta molto subdolo. Si assiste spesso alla situazione di grosse aziende che danno in appalto i lavori più rischiosi alle imprese che, a loro volta, devono fare i conti con una concorrenza spietata. Questa concorrenza è a volte tristemente fronteggiata con l’offerta di manodopera a basso costo, possibile grazie ai tagli sulle spese per la sicurezza oppure con l’assunzione di operai non specializzati, spesso giovani inesperti mandati allo sbaraglio. Lavoratori troppo precari e con troppo poche certezze per essere spinti alla denuncia delle “falle sulla sicurezza”.
Ed il grado di informazione e formazione dei lavoratori non giova certamente all’ambiente.
Non tutti sanno che la competenza per i controlli in materia di sicurezza sul lavoro è demandata alle ASL.
Legge 833/1978 - Art. 21(Organizzazione dei servizi di prevenzione). - In relazione agli standards fissati in sede nazionale, all’unità sanitaria locale sono attribuiti, con decorrenza 1° gennaio 1980, i compiti attualmente svolti dall’Ispettorato del lavoro in materia di prevenzione, di igiene e di controllo sullo stato di salute dei lavoratori, in applicazione di quanto disposto dall’art. 27, D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616.
Tale impostazione è stata confermata dal Legislatore con il Dlgs 626/94:
DLgs 626/94 – Art. 23 - VigilanzaLa vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro è svolta dalla unità sanitaria locale e, per quanto di specifica competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché, per il settore minerario, dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato.
Esistono presso ciascuna ASL i Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPRESAL) dove operano ispettori con qualifica di Ufficiali di Polizia Giudiziaria (Tecnici della Prevenzione) la cui professione è ora anche prevista da un corso specifico di laurea attivato nelle facoltà di Medicina delle Università. Il ministero del lavoro si occupa dei controlli sul lavoro nero e solo dal 1997 ha una competenza limitata ai cantieri sulla sicurezza e sempre in subordine alla ASL. Così come il nucleo Carabinieri. Si evince da questo quadro come un aumento di ispettori non potrebbe creare quel salto di qualità nel campo della sicurezza di cui il paese necessita. Partendo da una informazione più corretta e più efficace, sarebbe quantomeno opportuno potenziare e migliorare il sistema si ispettorato delle ASL competenti, potenziando ed incentivando gli organici, ristrutturando i Servizi di Prevenzione e Sicurezza delle ASL che lottano troppo spesso contro una mancanza grave di fondi
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